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SEDE CENTRALE: piazza Vittorio Veneto 13, 10124 Torino; SEDE 2 c/o 'Blue Train' Via A. Bonafous 6 - Torino, Italy
Consiglio Direttivo: Presidente: Dario Coppola. Vice Presidente: Anton De Nicolò; Tesoriere: Stefano Marino; Segretario: Jacopo Villani. Per l'iscrizione all'Associazione si può richiedere il modulo in sede o a un membro del Consiglio Direttivo. Fax: 011885507 Mail: acquintiliano@hotmail.it
L' ASSOCIAZIONE QUINTILIANO è stata ideata da Dario Coppola nel 2000

ed è stata fondata nel 2010 con Emanuele Amo, Davide Biagioni, Federico Garino, Irene Fusi, Alberto Saluzzo, Jacopo Villani, Alberto Zanello. A questi soci fondatori sono stati aggiunti, con nomina del presidente, Antonino D'Ambra e Daniele Grillo.

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30.4.10

Lunedì 03.05.10 ore 20 c/o Cinema Ambrosio

Daniele Grillo, Alberto Zanello  ed Emanuele Amo hanno partecipato all'appuntamento del Quintiliano con


Mine Vaganti 


Versione brillante e conviviale dei conflitti familiari di Ozpetek
Consigliato: Sì*media giudizi di pubblico, critica e dizionari.
Regia di Ferzan Ozpetek. Con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino.Genere Commedia, produzione Italia, 2010. Durata 110 minuti circa. 



di Edoardo Becattini (mymovies)      

La famiglia Cantone è proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento. La nonna aprì l'azienda assieme al cognato, di cui è stata segretamente innamorata per tutta la vita, e ora quegli impulsi sopiti ricadono sulle abitudini di una famiglia schiava del perbenismo alto-borghese. Il rientro a casa del rampollo più giovane Tommaso, trasferitosi a Roma per studiare economia e commercio, è il momento per la famiglia di sancire ufficialmente il passaggio della gestione aziendale ai due figli maschi. Tommaso è pronto a sconvolgere i piani del pater familias dichiarando apertamente la propria omosessualità e il desiderio di seguire aspirazioni letterarie, ma durante la cena ufficiale per festeggiare il nuovo corso aziendale, viene anticipato dal fratello maggiore Antonio che, dopo tanti anni di fedele servizio agli affari di famiglia, si dichiara omosessuale prima di lui e viene per questo espulso dalla casa e dalla direzione dell'azienda. Per non distruggere definitivamente l'orgoglio del padre, già colto da un collasso al momento della rivelazione, a Tommaso non resta altro che dissimulare le proprie preferenze sessuali e assecondare momentaneamente gli oneri familiari.
Il cambio di registro non implica un cambio di mentalità. E il sentiero della commedia all'italiana non implica necessariamente una satira cinica e arguta. In questo senso, Mine vaganti non smentisce il peculiare interesse di Ozpetek per le varie forme di squilibrio dei rapporti sociali nel momento in cui all'interno di questi emergono bugie, amenità e piccole tragedie. Ma neanche la sua predisposizione ad assumere un atteggiamento liberale e progressista nei contenuti ma inguaribilmente "centrista" e conservatore nella forma.
A dir la verità, l'incipit parrebbe dire il contrario, sottolineando una presa di coscienza da parte del regista italo-turco delle proprie ossessioni. Ozpetek presenta infatti quasi in apertura l'immancabile scena di una grande tavolata di commensali e la sua tipica ripresa che percorre in circolo volti, nuche, bocche che parlano e che masticano. Stavolta però nella perfetta sincronia della tavola, inserisce un detonatore narrativo pronto a far saltare la buona forma delle apparenze e a dotare di ottimo slancio la successiva evoluzione del racconto. Ma è quando il gioco comincia a farsi più scoperto e ai veleni della satira si sostituiscono i balsami della morale, che si capisce che per Ozpetek la commedia sulla realtà della provincia non è tanto Signore & Signori quanto Il ciclone. Il suo modo di gestire gli attori, coordinare le loro performance e i relativi tempi comici, non è quello di chi ha intenzione di creare una vera "commedia queer all'italiana", sintesi di acume, sagacia e sensibilizzazione. I suoi personaggi non sono delle vere "mine vaganti", delle maschere intente a spostare i pigri equilibri del pensiero comune, ma piuttosto delle caricature bizzarre che si divertono alle spalle del perbenismo senza volerlo realmente criticare. 
E quel che è peggio è che la sua visione dell'Italia retrograda risulta ancor più passatista della mentalità che vorrebbe irridere per l'atteggiamento bonario e paternalista con cui la mette in scena.
Per questo, sulle sequenze umoristiche quel che alla fine emerge è la contraddizione fra chi da una parte esalta lo scompiglio e dall'altra si appiglia alla prosecuzione del pensiero comune. Tanto che nell'incrocio di presente e passato, con l'ausilio di un canzoniere vintage che attinge indiscriminatamente al repertorio pop di varie decadi, alla commedia ozpetekiana manca solo l'esibizione di qualche telefono bianco.

28.4.10

Primo Maggio: festa del lavoro e negozi aperti, manifestazione e corteo. Modifiche per la viabilità e i mezzi pubblici


Da TORINO. BLOGOSFERE.IT

Pubblicato da Marilena De Giorgio alle 15:19 in Cronaca

primomaggio10.jpg
Il tradizionale corteo del Primo Maggiopartirà alle ore 9.30 da corso Cairoli per lungo Po, piazza Vittorio Veneto, via Po, piazza Castello. Durante il percorso troveremo i negozi aperti?
Le serrande saranno in gran parte alzate, ma i sindacati del Commercio - Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil - hanno chiesto ai propri iscritti della zona centrale di aderire allo sciopero e partecipare alla manifestazione.
La concomitanza con l'ostensione della Sindone ed il richiamo turistico che rappresenta hanno creato non poche frizioni tra i rappresentanti dei lavoratori ed il Comune. L'assessore alle Attività Produttive, Alessandro Altamura ha espresso una posizione mediana tra l'esigenza di offrire ai turisti un servizio (almeno nelle zone del centro) e l'astensione del lavoro in una giornata storicamente festiva.
Almeno il Primo Maggio dovrebbe essere "santificato", no? Anche nel rispetto di chi il lavoro non ce l'ha più, l'ha appena perso o ha perso la vita lavorando, forse sarebbe giusto fermarsi a riflettere, almeno un giorno.
Tradizionalmente, la manifestazione e la giornata festiva comportano qualche variazione nei Servizi Pubblici. Vediamo:
Il trasporto pubblico. Nella giornata del Primo Maggio  il servizio di trasporto urbano non sarà ridotto come di consueto, e la metropolitana sarà in servizio dalle 7 alle 23,30. Le linee 3, 4, 10, 11, 13, 15, 16, 18, 55, 56, 57 e la navetta Sindone funzioneranno in modo continuativo: la linea 4 sarà in servizio dalle 6 in avanti, la navetta dalle 6.30 e le altre linee dalle 7. La metropolitana funzionerà dalle 7 alle 23.30. Saranno anche in funzione la tranvia Sassi/Superga dalle 9 alle 20.30, l’ascensore della Mole Antonelliana dalle 10 alle 23, i battelli della navigazione sul Po che partiranno dai Murazzi alle 10.15, alle 11, alle 12, alle 14, alle 15, alle 16 ed alle 17, i bus turistici CitySightseeing ed il “Venaria Express”. A causa della tradizionale manifestazione del 1° maggio alcune linee dovranno essere deviate.
In occasione della visita del Pontefice anche le aree di sosta subiranno modifiche, già dal pomeriggio di domani. Vediamo:
- dalle 14 del Primo Maggio non sarà possibile sostare in tutta via Arcivescovado, nel tratto di via San Francesco d’Assisi tra via Alfieri e la stessa via Arcivescovado, in via Lascaris tra piazza Solferino e via Arsenale ed in via Don Minzioni tra via Arcivescovado e via Conte Rosso. Per il 2 maggio, leggete qui anche per le altre variazioni.
Amiat. In occasione della festività del Primo Maggio prossimo il servizio di raccolta rifiuti porta a porta svolto dall’Amiat non verrà effettuato. La raccolta domiciliare delle singole frazioni prevista per la giornata, quindi, verrà posticipata al 2 maggio. Nei giorni successivi il servizio verrà effettuato regolarmente. Per informazioni, si può contattare il Numero Verde Amiat 800-017277 nei giorni feriali, dalle 8 alle 17 o consultare il sito internet.

Sul Buono Scuola in Lombardia


Segnalazione della nostra redazione


25.4.10

Mercoledì 28.04.10 ore 20.50 Libreria Linea 451 in via Santa Giulia 40/A Torino


SUD AMERICA,
poesia e rivoluzione


le radici della 
terra 


incontro con
LUCA DEBARBIERI




23.4.10

Affluenza dalle grandi scuole torinesi per vedere Ipazia il 26.04.10 ore 19.40 c/o Cinema Romano



Al Quintiliano una fiumana di studenti e professori torinesi convenuta da Palazzo Nuovo, dal Politecnico, dall'Alfieri, dal Grassi, dal Giusti, dal Majorana, dal Regina, su proposta del prof. Roberto Lupis,  per vedere insieme e sentire in lingua originale, su proposta del prof. Dario Coppola (anche se avremmo preferito lo spagnolo all'inglese, decisamente più adatto a un film di Amenábar) - IPAZIA!


Agora



Un film di Alejandro Amenábar. Con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale. Avventura, durata 128 min. - Spagna 2009.






Amenábar sceglie la via del "peplum post litteram" in cui tutto è palesemente finto



di Giancarlo Zappoli (mymovies)

Alessandria d'Egitto. Seconda metà del IV secolo dopo Cristo. La città in cui convivono cristiani, pagani ed ebrei è anche un vivo centro di ricerca scientifica. Vi spicca, per acume e spirito di indagine, la giovane Ipazia, figlia del filosofo e geometra Teone. Ipazia tiene anche una scuola in cui l'allievo Oreste cerca di attirare la sua attenzione. C'è però anche un giovane schiavo, Davus, attratto dalla sua bellezza e dalla sua cultura. Col trascorrere degli anni la tensione tra gli aderenti alle diverse religioni diviene sempre più palese e finisce col divampare vedendo il prevalere dei cristiani i quali godono ormai della compiacenza di Roma (anche se non di quella di Oreste divenuto prefetto). Guidati dal vescovo Cirillo e avvalendosi del braccio armato costituito dai fanatici monaci parabalani, i cristiani riescono ad annullare la presenza delle altre forme di religione e intendono regolare i conti con il pensiero che oggi definiremmo 'laico' di Ipazia. 


Ci sono fasi della storia del cattolicesimo che sono rimaste nell'ombra e sicuramente quella della presa di potere da parte dei cristiani di Alessandria, guidati da un vescovo autoritario e violento salito anche all'onore degli altari, appartiene al versante di cui non è il caso di andare fieri e neppure di cercare alibi in una diversa sensibilità rispetto al passato remoto. Il cinema, quando gliene viene offerta l'opportunità, fa bene a fare luce anche su questi aspetti. Se si prende delle licenze narrative può anche essere giustificato da esigenze di trasposizione. Quella che però non può essere in alcun modo apprezzata è la scelta linguistica adottata in questa occasione da un pur apprezzato regista quale è Alejandro Amenábar.
Dinanzi a una tematica così complessa il regista spagnolo sceglie la via del "peplum post litteram" in cui tutto è palesemente finto e si finisce con l'attendere il Maciste di turno che faccia crollare le colonne di gommapiuma del lontano passato di Cinecittà. L'eroina è proprio bella (e muore nuda), i cattivi sono cattivi che più non si può (e sono tutti dalla parte dei cristiani) e non c'è costume a cui manchi il cartellino della tintoria. Se ci si aggiunge qualche lezioncina sull'astronomia del tempo e qualche scontro armato dilatato per fare metraggio si raggiunge la durata giusta per un passaggio televisivo in due parti. Ma ci sono miniserie tv come Empire che hanno meno pretese e una resa perlomeno uguale.



Riportiamo da LA STAMPA  del 23.04.10 anche un'autorevole recensione più benevola (e da noi più condivisa):

Nei film sul mondo antico quasi sempre i cristiani sono vittime miti, piangenti in preghiera, clandestini tremebondi. Agora di Alejandro Amenábar capovolge questa immagine, i cristiani del quarto secolo dopo Cristo ad Alessandria d'Egitto sono anche fanatici violenti ragguppati in squadracce, ceffi oscuri e crudeli che fanno il peggio: bruciano vive le persone, le malmenano al grido "Il Signore è con noi", perseguitano brutalmente i non cristiani e gli ebrei "macellai di Nostro Signore"; assediano, invadono la seconda Biblioteca di Alessandria bruciando i rotoli della sapienza, abbattono le statue scandendo "Alleluja", costringono i militari a farsi battezzare, lapidano, decapitano, alzano roghi di cadaveri. Contrasta con simile canaglia la protagonista del film interpretata molto bene da Rachel Weisz: Ipazia, giovane donna sapiente, figlia del rettore della Biblioteca, maestra di discepoli, filosofa della razionalità, matematica, astronoma stimatissima che vive l'amicizia ma rifiuta l'amore di uno schiavo divenuto cristiano per fede, del prefetto della città divenuto cristiano per opportunismo e necessità. Ipazia viene attaccata pubblicamente dal capo dei cristiani con l'accusa anacronistica di stregoneria e fa una morte atroce squartata viva: parti del suo corpo vennero messe in mostra in città, come monito per gli scienziati della ragione e per gli infedeli (il film non illustra questa fine).
Si capisce che il regista (cileno per nascita e spagnolo per attività), già autore di Mare Dentro e The Others ha inteso mettere a confronto l'intolleranza sanguinaria delle religioni (anche attuali) nei periodi in cui lottano per conquistare o conservare il potere temporale e l'unanimità dei consensi, e la coraggiosa nobile calma della cultura. Le alterazioni storiche, come è ovvio in un film, non sono poche, ma il contrasto è raccontato efficacemente. L'ambientazione è molto accurata (i costumi sono ideati da Gabriella Pescucci); risulta una buona idea quella di imitare ad alto livello lo stile dei kolossal greco-romani dei Cinquanta. Così il film su temi nuovi e non facili scorre fuido e interessante una buona fiction televisiva; Agora è senz'altro riuscito.

Lietta Tornabuoni 









I due amanti di Ipazia, l'uomo di fede (realmente schiavo) e l'uomo di potere (apparentemente padrone), possono essere rappresentati dai due fuochi di quell'ellisse che campeggia nella narrazione filmica: l'ellisse è la terra stessa e, soltanto da un punto di vista statico, può apparirci come una circonferenza, ossia una particolare forma di ellisse. Questo è l'ellisse che, per tanto tempo, Ipazia aveva studiato, precedendo di millenni le scoperte scientifiche rivelatesi poi esatte; lo stesso ellisse che, nell'opera di Amenábar, Ipazia osserva sino alla sua fine, prima di essere scorticata viva... momento nel quale quell'ellisse si vedrà da un'altra angolazione, dall'alto dei cieli stellati: quell'ellisse è partorito dalla ragione umana, e finisce col coincidere con la stessa madre terra e, alla fine, con la stessa Ipazia.
dcop   

Benvenuto Diego Fusaro!

Il Quintiliano era alla Libreria Comunardi il 22.04.10 con Dario Coppola, Luca Debarbieri e Alberto Saluzzo  per la presentazione del libro BENTORNATO MARX!  
con l'autore Diego FusaroGianni Vattimo e Costanzo Preve.
foto di Chiara Pustianaz

Diego Fusaro, "Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario" (Bompiani, Milano 2009, 380 pagg., 11.50 euro). Per info: http://www.filosofico.net/bentornatomarx.htm VIDEO-INTERVISTA SU RAINEWS24: http://www.youtube.com/watch?v=kefwAZquPp8 Marx è morto. È questa l'ossessiva litania che siamo ormai abituati a sentire. Dietro tale canto funebre – che a prima vista parrebbe proprio il riscontro di un decesso – si cela però, forse, l'auspicio che tale trapasso abbia luogo davvero, perché il “morto” in questione è ancora in forze e non cessa di seminare il panico tra i vivi. Chi si ostina a ripetere, in nome di Dio o del Mercato, che “Marx è morto” lo fa, allora, perché assillato dal suo spettro: esso continua infatti a denunciare le contraddizioni di un mondo capovolto, di una realtà spettrale che – sospesa in un incantesimo di alienazione e sfruttamento, di feticismo e di mercificazione universale – abbiamo prodotto noi stessi, ma che è a tal punto opaca da sembrare autonoma e da dominarci minacciosa. Da queste considerazioni è bene muovere per tornare a leggere Marx, per riflettere sull'attualità e l'inattualità del suo pensiero; su quali siano i suoi “spettri” che continuano ad aggirarsi tra noi, anche oggi che il “socialismo reale” è naufragato e che la storia ha mandato in frantumi il sogno di Marx. Il fallimento delle sue profezie non intacca infatti l'esattezza delle denunce da lui formulate, e la sua critica radicale del capitalismo rappresenta ancora lo strumentario concettuale più “forte” per criticare la società esistente e le contraddizioni che la permeano. Il suo progetto, inoltre, continua a essere – dopo tutto – la più seducente promessa di felicità di cui la filosofia moderna sia stata capace. GIANNI VATTIMO, "BEN SCAVATO VECCHIO KARL!" [recensione del libro Bentornato Marx! apparsa su "Tuttolibri" di La Stampa di sabato 23 gennaio 2010] Ricordate la battuta di qualche anno, o decennio, fa: «Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento troppo bene»? Ebbene forse possiamo cancellarla definitivamente. Dio se la cava ancora egregiamente, nonostante i dubbi alimentati dalle condotte scandalose dei suoi ufficiali rappresentanti in terra; e Marx è ormai largamente risuscitato per merito del palese fallimento del suo nemico storico, il capitalismo occidentale, salvato solo dalle misure «socialiste» dei governi liberali dell'Occidente. Ad annunciare con freschezza (e audacia) giovanile il ritorno di Marx è uno studioso torinese emigrato temporaneamente al San Raffaele di Milano, dottorando sotto la saggia guida di Giovanni Reale, un accademico non uso a coltivare giovani ingegni sovversivi. Bentornato Marx !, con il punto esclamativo, è il titolo dell'affascinante libro di Diego Fusaro uscito presso Bompiani (pp. 374, e 11,50). Il libro ha il difetto di portare una dedica al sottoscritto, che ha avuto la ventura di essere tra i professori torinesi presso i quali ha studiato l'autore. Ma ne posso parlare senza pudore perché, a parte l'affettuosa dedica, di mio nel libro non c'è niente, credo nemmeno una citazione; il che può ben valere come garanzia: sia della serietà del lavoro, sia dell'assenza di qualunque conflitto di interesse in questa recensione. Anzitutto, ci voleva la passione e il coraggio di uno studioso giovane per affrontare l'impresa di una ripresentazione complessiva del pensiero di Marx; non tanto perché ancora agli occhi di molti Marx sembra essere un argomento tabù. Ma soprattutto perché bisognava fare i conti con una bibliografia sterminata di studi critici, di interpretazioni anche politicamente contrastanti, senza metterli semplicemente da parte come se fosse possibile tornare al «vero Marx» saltando la storia della fortuna e sfortuna dei suoi testi; e senza, d'altra parte, farsi travolgere dalle discussioni tra gli interpreti, producendo un ennesimo studio in cui Marx risulta oscurato da uno dei tanti ritratti che pretendono di rappresentarlo. Fusaro è riuscito egregiamente a evitare i due rischi, e ha raccontato con chiarezza e vivacità vita e dottrina di Marx prendendo anche francamente posizione su tante questioni interpretative presenti nella vasta letteratura che cita e discute nelle note. Uno dei temi ricorrenti nel libro è quello del rapporto tra Marx e il marxismo. Ma, dice Fusaro, l'opera di Marx è stata sempre un cantiere aperto - anche il Capitale è un libro incompiuto; e pretendere di cercare una verità originaria di Marx è sempre stata solo la tentazione dei dogmatismi che hanno creduto di richiamarvisi anche in connessione con politiche di dominio. Dogmatismo è anche parlare di un socialismo «scientifico», ovviamente. Un vasto settore del marxismo novecentesco è stato dominato (si pensa ad Althusser) dall'idea che Marx sia stato anzitutto uno scienziato della società: proprio Althusser insisteva sulla «rottura epistemologica» che separerebbe il Marx giovane (i famosi Manoscritti economico-filosofici del 1844) dal Marx del Capitale, analista obiettivo della società dello sfruttamento e dell'alienazione. Fusaro, del resto con l'appoggio di molti studi recenti, mostra che neanche l'analisi obiettiva delle strutture del capitalismo condotta nel Capitale sarebbe possibile senza l'operare, nello spirito di Marx, di un costante proposito normativo. Il termine «critica» che ricorre così spesso nei titoli dei suoi scritti - dalla Critica della filosofia del diritto di Hegel fino allo stesso Capitale che è sottotitolato «Critica dell'economia politica», ha sempre avuto per lui il duplice significato: analisi di un oggetto per determinarne il significato e valore, e smascheramento e denuncia di errori e mistificazioni. Per questo Marx merita la qualifica di pensatore «futurocentrico»; per il quale la filosofia non deve limitarsi a descrivere (o addirittura, a contemplare) il mondo, ma deve trasformarlo (come dice la famosa undicesima delle Tesi su Feuerbach). A quella che Gramsci definirà la «filosofia della prassi» Marx giunge partendo da posizioni che condivide con i «giovani hegeliani», discepoli di Hegel che radicalizzavano in senso rivoluzionario le tesi del maestro, ma sempre mantenendosi nell'ambito di una critica teorica degli errori: così, la religione veniva smascherata come proiezione del desiderio di perfezione dell'uomo, ma tutto si limitava a sostituirvi un atteggiamento mentale filosofico. Via via che, anche come giornalista della Gazzetta Renana, Marx acquista conoscenza concreta delle condizioni di sfruttamento in cui vivono i salariati della sua epoca, le posizioni di critica filosofica dei giovani hegeliani gli appaiono sempre più insufficienti: se l'uomo proietta in Dio una immagine di perfezione e felicità che non può avere, non basta spiegargli questo meccanismo alienante; bisogna modificare le condizioni di miseria e di infelicità in cui di fatto vive. Questo in fondo è il significato fondamentale del materialismo storico, che come lo spettro del comunismo ha tanto spaventato le borghesie di tutto il mondo. Il Manifesto del Partito comunista, scritto nel 1848, è un lavoro «su commissione», Marx e Engels lo scrivono per mandato dalla Lega dei comunisti che si riunisce a congresso nel 1847, mentre nel 1864 parteciperanno alla fondazione della Associazione internazionale dei lavoratori, poi passata alla storia come la Prima Internazionale. Anche se da «giovane hegeliano» ha aspirato alla carriera accademica, Marx è ormai un attivista politico, anche la grande impresa scientifica del Capitale nasce in questo clima. Ma: critica e azione politica in nome di che? Marx, nonostante le apparenze e le opinioni di tanti suoi interpreti, è un «filosofo della storia», eredita da Hegel, rovesciandone il senso puramente idealistico, una prospettiva finalistica (una traccia secolarizzata di religiosità): non che ci «sia» un senso dato della storia, ma certo l'uomo lo può creare se si progetta in un tale orizzonte. La descrizione scientifica del capitalismo ha solo senso in questa prospettiva emancipativa. Che nonostante il «sonno della ragione» mediatico-televisivo in cui siamo caduti, ha ancora, e di nuovo, la capacità di svegliare anche noi: davvero, bentornato Marx! 
Gianni Vattimo
Diego Fusaro, "Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario" (Bompiani, Milano 2009, 380 pagg., 11.50 euro). Per info:http://www.filosofico.net/bentornatomarx.htm

19.4.10

Mercoledì 21.04.10 Polanski dopo il Primo Maggio




ore 16.50 


c/o Circolo dei Lettori


Le Conferenze del 



Centro Labriola



IL PRIMO MAGGIO INTERNAZIONALISTA 

una storia per immagini, manifesti, simboli



 interviene

Maria Grazia Imarisio

critica d’arte 


a cura del Centro di Documentazione Antonio Labriola
info 
doculabriola@tiscali.it 

al Circolo dei Lettori
PALAZZO GRANERI DELLA ROCCIA
via Bogino, 9
Torino

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ore 19.40

c/o Cinema Greenwich Village


Emanuele Amo, Federico Garino, Irene Fusi, Daniele Grillo, Alberto Saluzzo, Jacopo Villani, Massimo Zanino e il prof. Coppola
hanno visto

L'UOMO NELL'OMBRA





Un film di Roman Polanski. Con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams,James Belushi. Titolo originale The Ghost Writer. Thriller, Ratings: Kids+16, durata 131 min. - USA, Germania, Francia 2010. - 01 Distribution uscita venerdì 9 aprile 2010.






Ewan McGregor in un thriller hitchockiano
di Giancarlo Zappoli (mymovies) 


L'ex primo ministro britannico Adam Lang vive su un'isola negli Stati Uniti con la moglie, la segretaria e le guardie del corpo. Viene raggiunto da un ghost writer incaricato di rivedere da cima a fondo la sua autobiografia. Lo scrittore va a sostituire il precedente ghost writer che è morto cadendo da un traghetto in circostanze misteriose. In breve tempo lo scrittore comprende di essersi accollato un'impresa scottante e non solo sul piano letterario. Lang viene infatti accusato di avere, nel corso del suo mandato, consentito la tortura di prigionieri sospettati di terrorismo e di avere inconfesssati legami con la Cia.
Roman Polanski potrebbe, a buon diritto, farsi aggiungere il nome di Alfred dopo questo suo thriller che si rifà al grande Hitchcock con una consapevolezza della classicità che pochi possono vantare senza scadere nel rifacimento privo di originalità. Il regista ha sempre privilegiato nel suo cinema l‘ambiguità del vivere, sia che si trattasse di giovani donne in attesa del figlio del demonio che di fanciulli costretti a rubare nell'Inghilterra dickensiana. Approda ora al thriller con risvolti spionistici grazie a un romanzo che rispetta profondamente e a un Ewan McGregor che ricorda senza perdere nulla in modernità (Al Qaeda e soprattutto Cia sono sempre minacciosamente presenti) i Cary Grant e James Stewart di un tempo. E' perfetto nei panni dell'uomo qualunque costretto a destreggiarsi in una trama (letteraria, di rapporti gerarchici, politici e sentimentali) che rischia ad oggni passo di travolgerlo con le sue parziali rivelazioni. Si avverte il divertimento di Polanski che finisce con il non essere disgiunto da una sorta di consapevolezza preveggente.
Il suo Adam Lang vive negli Stati Uniti dove non esiste un trattato di estradizione con l'Inghilterra. Roman Polanski, come tutti sanno, è stato arrestato in Svizzera per un lontano reato di rapporto sessuale con una minorenne. Stati Uniti e Svizzera hanno invece un trattato di estradizione. Un'avvertenza: non fatevi raccontare da nessuno il finale. Magari lo avrete già previsto ma sarà decisamente più piacevole scoprirlo in progress.


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SEGNALAZIONE




ABIERTOS PARA TODOS ENCUENTROS EN ESPAÑOL 
I SEMANA DE ESPAÑOL EN TURÍN
∙lunes 19 de abril
09:00 – 11:00 *Clases de flamenco matutinas
prof.ssa Simona Cenacchi
Aula Magna
15:00 – 15:15 Inauguración de las jornadas de la
I Semana. Interviene el Rettore Pietro Teggi
Aula Meeting
15:15 – 17:00 Encuentro con la poesía española
con Matías Miguel Clemente (poeta), Felisa
Bermejo y Gonzalo Hernández Baptista (profesores)
Aula Meeting
16:00 – 17:00 Inauguración muestra fotográfica
El sentido de la muerteMéxico:
autora Sara Elter
Aula magna
17:00 – 18:30 Derechos humanos: Feminicidio en
Ciudad Juárez (Méx). Dott.ssa Silvia Giletti
Aula Meeting
19:00 – 20:30 Recital poético: M. M. Clemente
(Premio Nacional de Poesía Joven de Radio3).
Presenta Anna Nosotti en la Sala Interno Quattro
Via Valerio, 1, Torino
20:00 – 21:30 Ciclo de cine en español
La lengua de las mariposas, de J L Cuerda (1999)
Aula Magna
∙martes 20 de abril
16:00 – 18:00 Teatro vivo: recorrido juglaresco por
la Edad Media española, con los alumnos del
Regina Margherita de Margarita Asensio
Borgo Medievale (Parco del Valentino)
16:00 – 18:00 Concierto de música de hoy en español ,
interpretado por los alumnos del Umberto I
Aula Magna
17:00 – 18:30 Derechos humanos: Guatemala vivió los
años 80
Prof. Piero Padovani, del Comitato Guatemala
Aula Meeting
20:00 – 21:30 Ciclo de cine en español
Barrio, de Fernando León de Aranoa (1999)
Aula Magna
∙miércoles 21 de abril
16:00 – 17:30 *Tango para todos
Prof. Cristian Cerruto, de Tango: 024
Aula VD
16:00 – 18:00 *Curso de cocina española
turno A (16 – 17h), turno B (17 – 18h)
Prof.ssa Margarita Asensio Pastor
Refectorio
15:00 – 17:00 Concierto de música de ayer
hispanoamericana. Miguel Ángel Acosta (músico)
Aula Magna
17:00 – 18:30 Derechos humanos: 
La voz de indigenismo,
poesía y revolución en América latina. 
Prof. Luca 

Debarbieri 





Aula meeting
20:00 – 21:30 Ciclo de cine en español
Nadie conoce a nadie, de Mateo Gil (1999)
Aula Magna
∙jueves 22 de abril
16:00 – 18:00 *Clases de baile latinoamericano
para todos (salsa, bachata, reguetón)
Prof. Rubén De Marco
Aula Magna
17:00 – 18:30 Derechos humanos: La situación del
estado del Sáhara occidental hoy
Prof.ssa Laura Caravelli
Aula Meeting
20:00 – 21:30 Ciclo de cine en español
Los lunes al sol, de Fernando León (1999)
Aula Magna
∙viernes 23 de abril
15:00 – 16:00 Lectura del Quijote en vídeoconferencia
con alumnos y profesores del IES
Alhekén II de Córdoba (España)
Aula meeting
16:00 – 17:00 Entrega de premios de los
concursos “Ángel Crespo” (de cuentos) y
“Captura España” (fotográfico). Entregan
Rafael Alba, asesor del Ministerio de Educación
Mercedes Fernández Asenjo, asesora pedagógica
Pietro Teggi, Rettore del Convitto Umberto I
Aula meeting
17:00 – 18:30 Español para italianos
Prof. Juan Fernández
Aula meeting
20:00 – 21:30 Ciclo de cine en español
Días de fútbol, David Serrano (2003)
Aula Magna

5.4.10

Giovedì 15.04.10 ore 18.15 c/o Cinema Nazionale


Il Profeta

Un film di Jacques Audiard. Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi. Titolo originale Un Prophète. Drammatico, durata 150 min. - Francia, Italia2009. - Bim 












 Il romanzo criminale secondo Audiard
di Marianna Cappi (mymovies)


Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. 
Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro. 
Malik è uno che apprende in fretta. Impara ad uccidere ma, dallo stesso crimine, impara anche che nel carcere c’è una scuola dove possono insegnargli a leggere e a scrivere. Dalla scuola apprende un metodo, grazie al quale impara da autodidatta il dialetto franco-italiano della Corsica: di fatto si procura un’arma, che obbliga il capo a tener conto di lui. Dagli arabi impara a capire cosa vogliono, dai Marsigliesi impara a trattare, da un amico, forse, imparerà a voler bene. 
I compagni di galera prendono a definirlo un profeta, perché lui è quello che parla, con gli uni e con gli altri, quello che porta i messaggi dentro e fuori, che conosce la gente che può far comodo negli affari. Egli fa grandi cose, insomma; la sua via è tracciata come quella di chi ha una missione. 
Ancora una storia che ruota nell’universo tanto umano quanto traditore della comunicazione, dunque, dopo quella in cui Vincent Cassel leggeva dalle labbra e quella in cui Romain Duris si affidava alle note. Qui le lingue sono almeno tre, ma è quella silenziosa del sangue che sigla gli accordi, e il potere, in questo codice, è inversamente proporzionale al numero di parole che richiede. 
La critica di Audiard alla mala educazione del sistema carcerario è evidente, talvolta aspra, talvolta sarcastica (le uscite per “buona condotta”), ma non è tramite la parola che si esprime: la sua lingua è quella della regia, di cui è interprete sicuro e abile. Quello che propone allo spettatore, qui come in tutte le sue opere, è l’immersione completa nel mondo che racconta, la sospensione del pre-giudizio, lo spettacolo della complessità di un personaggio maschile. La pretesa questa volta, però, va oltre l’offerta: nonostante l’ottimo Tahar Rahim, protagonista, Un prophète si dilata oltremodo, prova qualche artificio ma non fino in fondo, sfiora emozioni interessanti che abbandona troppo in fretta, si lascia imprigionare dalla materia che vorrebbe liberare. Un film più maturo dei precedenti, ma meno comunicativo.


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Segnaliamo la partecipazione di tre studenti di diverse scuole (Istituto Giulio, Liceo Giusti e Liceo Alfieri) al concerto dell'Orchestra della Suisse Romande, del 12 aprile scorso, all'Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto di Torino.

Lorenzo Rosso, Emanuele Amo e Alessia Carrera
 hanno assistito al concerto col prof. Coppola.

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BREVE STORIA dell'Associazione



ASSOCIAZIONE CULTURALE QUINTILIANO - Il 24 settembre 2010 viene costituita a Torino l'Associazione Quintiliano, che opera in città con i suoi comitati territoriali e laboratori scolastici. La fondazione deriva dall'esperienza laboratoriale iniziata nel 2001.
Nel 2001, a Torino, è partito il progetto del primo Laboratorio Culturale che, con le sue attività didattiche, ha contribuito e contribuisce alla costruzione della personalità degli studenti che ancora lo frequentano, aprendo loro gli orizzonti del sapere. Dopo una prima fase sperimentale, il laboratorio è stato ideato, dal prof. Dario Coppola, e ha così preso corpo nel 2004 con l'acronimo LDG, cioè Laboratorio Didattico del Giusti, il liceo torinese nel quale l'attività ha visto i suoi esordi raccogliendo l'eredità di un grande docente di quel liceo, alla cui memoria il laboratorio è perciò stato dedicato: si tratta del prof. Giorgio Balmas.
Dal 2007 il progetto ha allargato il suo raggio d'azione ed è diventato un laboratorio interscolastico al quale, nella IIIB (2008-09) del Liceo Alfieri, è stato attribuito dal fondatore il nome LC QUINTILIANO. Da allora, il laboratorio ha raggiunto con le sue proposte anche gli studenti e i docenti di altre prestigiose scuole torinesi, e della provincia, come il Copernico, il D'Azeglio, il Majorana di Moncalieri e di Torino, il Gioberti, il Cattaneo, il Ferraris, il Cottini, lo Spinelli, lo Steiner, il Gobetti, il Regina Margherita, il Grassi, il Conservatorio Verdi e - anche - l'Università degli Studi e il Politecnico di Torino.
Nel 2009 sono stati attivati nove laboratori paralleli del Quintiliano corrispondenti alle redazioni scolastiche attive nei settori dell'istruzione secondaria (scuole superiori) e degli atenei torinesi.
Nel 2010 viene stilato il progetto della costituzione di un'Associazione Culturale che comprenda i laboratori già attivi e quelli da attivare.

Le proposte culturali dei laboratori sono di vario tipo:

THEATRUM: visione di spettacoli, a teatro;

AUDITORIUM: ascolto di concerti;

CINEFORUM: visione critica di film al cinema; partecipazione a rassegne cinematografiche;

SYMPOSIUM: incontro, con cena, per socializzare e riflettere informalmente, a caldo, sullo spettacolo cui si è assistito, anche con l'ausilio di schede didattiche;

CIVES: approfondimenti su legalità, educazione alla cittadinanza, Costituzione Italiana;

LUDUS: appuntamenti etico-sportivi;

ETHNE: partecipazione alle iniziative multietniche del territorio;

PACHA MAMA: iniziative ambientali ed ecologiche;

GANDHI: iniziative non-violente contro ogni tipo di discriminazione;

AGORÁ: dibattiti su temi d'attualità per la formazione delle opinioni;

BIBLOS: presentazione di libri;
ARTIFICIUM: promozione dei talenti artistici dei nostri allievi ed ex-allievi e progettazione delle visite alle mostre d'arte;
MNEMOSYNE: recupero delle nostre origini culturali nella storia (viaggio nella memoria, rievocazioni, visite a mostre, spettacoli, conferenze, lezioni introduttive alla storia del teatro, del cinema, della televisione e della radio);
MONOGRAPHIA: presentazioni monografiche interdisciplinari di autori attraverso significative opere che hanno arricchito il nostro patrimonio culturale;
EXPERT: trattazione di tematiche, da parte di esperti, per conoscere meglio le dinamiche dei fenomeni che ci presentano l'attualità e la storia;
DOSSIER: approfondimenti, documentazioni, testimonianze, recensioni, raccolte, relazioni, ricerche e tesine;
IN ITINERE: viaggi di istruzione brevi fuori urbe;
CAUPONA: incontri per accrescere e raffinare la cultura enogastronomica;
AUGUSTA TAURINORUM: lezioni itineranti nei luoghi storici della nostra città, che hanno visto transitare i maestri del sapere, e che ancora ne conservano l'eco;

DHARMA: appuntamenti con la filosofia e la spiritualità;
BERUF: informazione e formazione economica;
REPORTER: la realtà fotografata ad arte (mostre fotografiche);
IN CONCERT: reading, tendenze musicali, concerti;
CINEFERIAE: visione critica di film su richiesta degli studenti durante le vacanze.

Inoltre, il settore Informazione dei Laboratori comprende:


MONITOR: avvisi e segnalazioni;
VADEMECUM: segnalazioni di eventi culturali nel territorio urbano;
IN AETHERE: la cultura in tv o via radio;
NEWS: notizie dalle scuole collegate col nostro laboratorio;
WEB: notizie dalla rete.

Nel 2009 sono stati aperti anche:
1) un gruppo ufficiale su Facebook;
2) un canale video "LC QuintilianoTV" su YouTube, che consente un'espressione ulteriore della creatività comune di chi continua a costruire i nostri laboratori.
Gli studenti "storici" che, negli anni passati, hanno contribuito, insieme a decine di altri, con il coordinatore a condurre QUINTILIANO sono stati:

GUGLIELMO SANDRI GIACHINO (2005-06)
NICOLO' STROCCO (2006-07)
FLAVIO MERGOTTI (2007-08)
FEDERICO GARINO (2008-09)
ALBERTO ZANELLO (2008-09)
DAVIDE BIAGIONI (2008-09)
FEDERICO SILVESTRI (2008-09)
JACOPO VILLANI (2009-10)
ALBERTO SALUZZO coordinatore della costituenda Associazione Culturale (2009-10)


dal 24 settembre 2010:

data della costituzione dell'Associazione Quintiliano
Elezione del primo
Consiglio Direttivo (2010 - 11)
Presidente: Dario Coppola. Vice Presidente: Davide Biagioni (da settembre a dicembre 2010); Emanuele Amo (da gennaio 2011); Tesoriere: Federico Garino; Segretario: Alberto Saluzzo (da settembre 2010 a gennaio 2011); Davide Biagioni (da febbraio 2011); Altri Consiglieri: Alberto Zanello, Jacopo Villani, Antonino D'Ambra, Irene Fusi, Daniele Grillo.


dal 24 settembre 2011:
secondo Consiglio Direttivo (2011-12)

Presidente: Dario Coppola; Vice Presidente: Anton De Nicolò; Tesoriere: Stefano Marino; Segretario organizzativo: Ario Corapi (da settembre 2011 a marzo 2012); Jacopo Villani (da marzo 2012). Comitato esecutivo: ai consiglieri sopra citati si aggiungono i sottotesorieri Alessandro Minetti, Jacopo Villani (fino a marzo 2012), Ario Corapi (da marzo 2012) e i sottosegretari Bernardo Basilici Menini, Marcello Fadda.






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